• Document: La vita e il pensiero *
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L’ANNO DI GENOVESI La vita e il pensiero ∗ Antonio Genovesi nacque il l° novembre 17131 in un borgo rurale presso Salerno, che nel 1861 avrebbe aggiunto orgogliosamente al to- ponimo il cognome del suo più illustre figlio e si sarebbe chiamato Castiglione del Genovesi. Il padre Salvatore, la madre Adriana Alfinito e i tre fratelli minori Adriano, Tommaso e Pietro ci vengono presentati nell’Autobiografia con scultoria evidenza, grazie a un linguaggio in cui felicemente si ac- coppia all’efficacia della parola e alla forbitezza dello stile una preci- sione che potremmo dire scientifica nel cogliere e nel descrivere i ca- ratteri fisici e psichici. Il padre fu sempre pienamente responsabile dei suoi doveri: si deve anche alla sua presenza vigile e costante, alla capacità di individuare e attuare ponderate decisioni, se il figlio maggiore uscì indenne da mo- menti particolarmente difficili della sua vita. La madre, purtroppo, non confortò per molto tempo la famiglia della sua premurosa e affettuosa assistenza: mo rì alla giovane età di 28 anni, seguita successivamente da Adriano e Tommaso. La sua perdita non poté non lasciare un vuoto incolmabile nell’anima sensibile di Antonio, se in età matura ∗ Nel bicentenario della morte di Antonio Genovesi, la notizia forse più consolante è stata data nel convegno tenutosi a Salerno il 23 e 24 settembre con l’annunzio di una edizione critica delle sue opere che dovrebbe essere curata da un gruppo di studiosi in cui emerge, a giusto tito lo, Franco Venturi, molto noto per le sue opere sul Settecento illuministico italiano ed europeo. E’ un debito riconoscimento al pensiero del grande economista che, pur vibrando per certi aspetti di una attualità non mai sconfessata, è andato soggetto a periodi di temporanea eclisse; e denota, d’altra parte, tale annunzio, un sintomatico orientamento degli studi, volti a ricercare nel secolo dei lumi le basi e i problemi della società contemporanea. 1 EUGENIO D’ACUNTI___________________________________________________________________________ il ricordo era tanto vivo da ispirargli un ritratto di lei dai contorni netti e vigorosi, testimonianza di una non spenta nostalgia: « ...aveva il vol- to bianco, in cui il rosso bastava ad animarlo: gli occhi negri: le mem- bra assai proporzionate: era delle belle donne. Aveva l’animo dolce e gentile: le maniere civili.., era piena di religione, ma tutta semplice ». Toccò al padre, che esercitava il mestiere di calzolaio, addossarsi completamente il peso dell’assistenza materiale, e dovette assumersi, inoltre, la guida morale dei figli ancora piccoli. I proventi derivanti dal suo lavoro, arrotondati dalla rendita che gli forniva la dote della mo- glie, erano tali da fargli pensare per tempo alla condizione ecclesiasti- ca, tranquilla se non proprio lautamente remunerativa, come vera val- vola di sicurezza per il figlio maggiore, che dimostrava intelligenza acuta, memoria sorprendente, volontà tenace e attitudine particolare allo studio. Il Genovesi fece i suoi primi studi fino all’età di 14 anni sotto la guida di ecclesiastici del paese, apprendendo in modo piuttosto super- ficiale le discipline umanistiche e la retorica. All’età di 15 anni vestì l’abito clericale; ma un ostacolo si opponeva alla prosecuzione della strada intrapresa: la costituzione del « sacro patrimonio », indispensa- bile per ottenere l’ordinazione sacerdotale. Gli venne incontro, in tale circostanza, un suo parente, Giuseppe Ventura di Buccino, che contri- buì con il padre alla donazione « durante la sua vita terrena et non ul- tra » di beni immobili ammontanti a un valore di 350 ducati, che a- vrebbero fruttato una rendita annua di 15 ducati. Romanzi, amore e delusione. Studiò poi, fino all’età di 18 anni, filosofia aristotelica e filosofia cartesiana sotto la guida di un suo congiunto, Niccolò Genovesi. Da questi studi, compiuti secondo una prassi ormai secolare, gli derivò una deleteria tendenza alla disputa indiscriminata e cavillosa. Dice a tal proposito nell’Autobiografia: « lo divenni sì contenzioso nella pe- ri-patetica (della « setta dei Gesuiti »), per la continua cura che aveva mio padre di farmi disputare con i frati, ch’io tutto che disputassi qua- si sempre senza intendermi, n’era riputato peritissimo e avea posto spavento a’ professori anche consumati. Io scriveva pro e contro sopra tutto. Era vero scettico ». Ciò non era certo un risultato lusinghiero e incoraggiante, né poteva essere la base di una maturazione autonoma e critica di pensiero. Privo di un coerente e valido orientamento specula- tivo, ma mente potentemente assimilatrice, sosteneva dunque, senza intima convinzione, l’una o l’altra dottrina, dando prova di spiccate doti dialettiche ma prestandosi (e ne era purtroppo vittima inconsape- vole) all’andazzo di vuot

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