• Document: finita el tutto et di pittura et di stucco La Rustica, Palazzo ducale di Mantova Greta Bruschi
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A.A. 2012-2013 Corso di Consolidamento degli edifici storici Prof. Paolo Faccio “…finita el tutto et di pittura et di stucco…” La “Rustica”, Palazzo ducale di Mantova Greta Bruschi 1. La “Rustica” e il cortile della Mostra o Cavallerizza a Palazzo Ducale di Mantova. Una bibliografia ragionata e l’architettura costruita. 1.1 Giulio Romano a Palazzo Ducale di Mantova 1.2 Vicende costruttive e storiografiche del caso studio 1.2.1 Stato di fatto 1.2.2 Riferimenti e tecniche 1.2.3 Restauri pregressi Il Palazzo Ducale di Mantova A. Castello B. Corte Vecchia C. Corte Nuova D. Domus Nova Palazzo Ducale di Mantova: suddivisione in quartieri e pianta della Cavallerizza Lato sud (Rustica) Lato nord Lato ovest Lato est Il Cortile della mostra o Cavallerizza, quartiere di Corte Nuova Il Cortile della Mostra aggrega, entro il complesso del Palazzo Ducale di Mantova, due fabbriche di Giulio Romano, la Corte Nuova - che comprende l'appartamento di Troia e la Loggia dei Marmi - e la Rustica. L'appartamento della Rustica si apre a nord verso il cortile, progettato allora come giardino, e ad est verso il lago; è quindi adatto ai mesi caldi e fronteggia, a media distanza, il nuovo appartamento ducale. Nella facciata esistente è difficile verificare se nel progetto del 1538-39 Giulio avesse attribuito alla Rustica una fronte sul cortile meno ampia di quella di quella realizzata, corrispondente sul lato opposto alle tre sole campate che aveva in origine la loggia dei Marmi, delimitando così uno spazio scoperto a rettangolo molto allungato. Il complesso è stato oggetto, sino a ora, di una vicenda attributiva piuttosto complessa, solo in parte documentata; mentre l'esame dell’architettura all’attuale stato di fatto consente alcune osservazioni (che si basano sull’osservazione delle sovrapposizioni dei bugnati agli angoli) che permettono di ipotizzare la successione delle fasi costruttive del cortile e di attribuire al corpo della rustica la fase più antica. La Rustica Andreasino (attrib.) Ritratto di Francesco III Gonzaga, 1545 Casa di Giulio Romano Rustica Palazzo Te Pescherie Porta Giulia 1920-40, Cortile della cavallerizza, foto A.Premi, fondo Baratta 1920-40, Cortile della cavallerizza, rustica, foto studio Calzolari, fondo Baratta 1920-40, Cortile della cavallerizza, rustica piano terra, foto studio Calzolari, fondo Baratta 1920-40, Cortile della cavallerizza, rustica piano terra, foto Bertoli, fondo Baratta 1920-40, Cortile della cavallerizza, esterno verso il lago, foto Studio Calzolari, fondo Baratta Dopo aver conosciuto gli splendori della corte gonzaghesca, il Cortile della Mostra, all'inizio del secolo XVIII, per volontà dell'ultimo duca, fu degradato al modesto ufficio di cavallerizza, e ingombrato con una stabile tettoia di legname, che vi rimase sino alla fine del secolo. Fu inoltre rimaneggiato il lato settentrionale creando balconi e con l’aggiunta, nell'anno 1700, di stemma, epigrafe e altre decorazioni assai discordanti con le forme originarie. Guardando il lato di levante del cortile sul lago gli Austriaci lo utilizzarono a scopo difensivo chiudendone le finestre terrene con grossi muri, nei quali praticarono coppie di feritoie. Essendo stata trascurata la manutenzione del cortile, i bugnati, sotto l'azione degli agenti atmosferici, cominciarono a disgregarsi e quindi a cadere, scoprendo larghe zone dell'apparecchio murario. Ugualmente il colore, via via sfarinandosi, si cancellava. Nel luglio 1936 si decise d'intraprendere il restauro del monumento . 1935-36, lati settentrionale e orientale prima del restauro Barbacci «Fedeli alla teoria della minima aggiunta, ci si limitò, dove era possibile, a consolidare, mediante iniezioni di malta liquida, le parti in cui l'incrostazione era distaccata; soltanto dove ogni traccia decorativa era scomparsa si rimodellarono i rustici rilievi dando loro il sapore degli antichi. Si cominciò dal lato meridionale, restaurando a poco a poco, con la tecnica antica, l'incrostazione di calce caduta o disgregata. Le ottime, specializzate maestranze del Palazzo, diligentemente dirette, raggiunsero presto quella perfezione che nelle opere rozze non è meno difficile ottenere, talvolta, che nelle raffinate. Nelle paraste, le parti rinnovate si distinsero dalle intatte omettendo le rameggiature a campanule o a vitigni che ornano le spire alterne. L'opera riuscì soddisfacente, non avendo creato alcuno squilibrio fra vecchio e nuovo.» 1936, Alfredo Barbacci 1939, lato meridionale (rustica) dopo il restauro Barbacci

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